Giampietro Stocco

Nero Italiano

Ed. DelosBooks 2015

 


Un noir avvincente da un maestro della storia alternativa, in un'Italia degli anni Settanta in cui il fascismo è ancora al potere.
Nel 1975 il regime fascista, retto dal successore di Mussolini Galeazzo Ciano, è ormai traballante. I regimi di destra nel mondo sono sempre meno, è necessaria una svolta politica, ma chi saprà imprimerla al Paese? I radicali del regime, nostalgici del pugno di ferro? I partiti politici borghesi, prima messi fuori legge e ora decisi a riprendersi il maltolto? I comunisti, forti del loro radicamento tra gli operai? Oppure il nascente Movimento Studentesco, incerto fra proposta politica e violenza? In questo contesto storico (alternativo) un giornalista televisivo e una giovane fascista scalano il potere, professionale e politico.

L'edizione che ho letto è quella di DelosBooks del 2015, ma il romanzo era apparso nel 2003 da Frizzi. Stocco è un giornalista televisivo, e ha scritto questo suo primo romanzo a oltre 40 anni. Ha poi scritto diversi altri romanzi, ma non è mai diventato uno scrittore professionista, nel senso di ricavare la propria sussistenza dalla scrittura. Che questo fosse il romanzo di un esordiente è davvero molto evidente, anche se Stocco scrive bene, ed evita accuratamente molti dei difetti degli esordienti aspiranti scrittori, ma non proprio tutti. Poi il perché l'ucronia, cioè la storia di una realtà alternativa derivata da un evento che avviene diversamente da quello che conosciamo, sia così tanto la passione della stragrande maggioranza degli autori italiani di fantascienza dovrebbe essere argomento di studio profondo, ma intanto così è.
In questo caso siamo in presenza di un'ucronia a breve raggio, quasi un panphlet politico, nel senso che siamo praticamente nei nostri giorni, anzi poche decine d'anni prima, in un 1975 che sembra il 1968 o giù di lì, e con una frattura temporale avvenuta da pochi anni: l'Italia fascista di Mussolini si è mantenuta neutrale nella seconda guerra mondiale, ed è rimasta fascista.
L'idea non è affatto originale ma, a differenza di altri, Stocco non immagina che da questa decisione derivino aspetti positivi per l'Italia, anzi il paese si trova in una situazione subalterna alle potenze mondiali, travolta dalla crisi energetica indotta dai paesi arabi, tecnologicamente arretrata e socialmente in una specie di 68 senza la violenta industrializzazione precedente. In realtà Stocco descrive molto poco e anche abbastanza male la realtà socioeconomica, cercando di farla apparire, con scarsi risultati, dalle interazioni e descrizioni dei vari personaggi. Tecnica che sarebbe perfetta, se resa efficacemente.
I personaggi principali sono descritti molto bene, anche se con qualche ingenuità qua e là, e non poche forzature, ma l'ingenuità è l'aspetto principale di questo racconto, dove tutte le emozioni sono (troppo) forti e tutte le azioni (troppo) eclatanti. Il linguaggio politico è decisamente quello del 68, senza alcuna differenza dovuta al diverso sviluppo storico-temporale.
La trama è molto semplice e con soluzioni spesso stereotipate, ed il finale, lasciato abbastanza aperto per permettere un seguito, non è nemmeno molto chiaro. Le scene di azione, con le solite esagerazioni, sono complessivamente ben descritte.
Un romanzo che scorre facilmente, che si legge con piacere, ma che tutto sommato dice poco di nuovo.

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